Hot Dog, ricetta americana con ingredienti e preparazione

Hot Dog: come si preparano secondo la ricetta originale americana

Li vediamo ogni giorno nei cinema, nelle paninoteche, nei pub, nei fast food: quando noi italiani ci riferiamo agli Hot Dog, però, pensiamo automaticamente a tutto il complesso panino con mega wurstel e salse.

In realtà, per i Paesi d’origine della pietanza (quelli anglosassoni), questo nome è relativo soltanto a quell’insaccato particolare che, a differenza dei “cugini” wurstel, è più spesso e più lungo, assimilabile ad una specie di salsiccia rigorosamente di maiale. Tutto il resto, dalla farcitura con verdure alle salse e al panino stesso, fanno parte della tradizione gastronomica di “accompagnamento”.

In ogni caso, la presentazione di questa pietanza è ben radicata nella nostra “idea” di Hot Dog: pane morbido, di forma allungata, tagliato a metà, salse gustose e speziate sparse a zig-zag e condimento in bella mostra.

Non c’è angolo di strada, soprattutto in America, dove non sia presente il classico venditore ambulante, pronto a rifocillare, per pochi spiccioli, turisti e residenti affamati. Un successo talmente grande ed internazionale che è stata messa a punto una speciale tipologia di macchina in grado di automatizzare la produzione (molto in voga, ad esempio, in alcune catene di cinema italiane), scaldando continuamente farcitura e pane e forando quest’ultimo per contenere il salsicciotto, senza tagliarlo.

Hot Dog da guinness

Una curiosità riguarda il fatto che, nel 2003, Chicago propose un Hot Dog da guinness, lungo ben 60 metri!

Inoltre, essendo un vero e proprio cult food, molto spesso in America si tengono serate di eccessi: “All you can eat” a base di Hot Dog in cui i più coraggiosi si sfidano per scoprire chi riuscirà a mangiarne di più. Non si tratta di un semplice panino in grado di accorciare i tempi di ordinazione in un ristorante, ma di qualcosa in più, di uno di quei simboli che gridano forte e chiara la propria identità.

Origini e etimologia degli hot dog

Intorno alla traduzione del nome “Hot Dog” sono nate le più variopinte gag da ogni parte del mondo, ma le origini certe della etimologia di questo strano appellativo, diventato simbolo di un panino e di un Paese, sono piuttosto misteriose.

Le teorie più acclamate sono almeno tre.

  • La prima vede protagonista un venditore ambulante di panini: nel 1867, per aumentare le proprie vendite allo stadio, si sarebbe inventato che i suoi würstel erano “salsicce di cane”. La tattica, a dir poco originale, sarebbe stata quella di gridare in mezzo alla folla “chi vuole le mie salsicce di cane?“, attirando l’attenzione e non solo riuscendo nell’intento, ma anche ispirando altri venditori a fare lo stesso. Nel tempo, la frase tipica si sarebbe ridotta ad un semplice “Hot dog!“.
  • La seconda ipotesi vorrebbe una provenienza decisamente più recente. Lo sport sarebbe ancora protagonista della vicenda, ma con basi tutte diverse. Si dice, infatti, che all’inizio del XX secolo, mentre i New York Giants erano impegnati nelle loro partite di football, Harry M. Stevens, fondatore della società omonima che si occupava di rifornire di cibo lo stadio (diventando, tra l’altro, l’azienda principale del settore), cominciò a distribuire tra la folla quelli che venivano chiamati “dachshund sausages“, cioè “salsicce bassotto”. Un nome curioso che ispirò un disegnatore di vignette sportive, P.A. Dorgan, che buttò giù uno sketch che ritraeva un panino con dentro un vero cane bassotto! Questo procurò, in verità, non pochi problemi, dato che la gente cominciò a chiedersi se davvero quei panini contenessero carne di cane e le vendite calarono vertiginosamente, tanto da costringere a bandire il termine “Hot Dog” presso la Camera di Commercio. Si trattava, però, di un nome così curioso che era entrato già nella tradizione popolare e, quindi, non venne mai sradicato. Nonostante le controversie sulla vicenda, nel 2013 il Derby City Council e il Derby Civic Society hanno annunciato congiuntamente che avrebbero dedicato una targa blu alla memoria di Stevens, posta sulla sua prima casa coniugale e, nel giugno dello stesso anno, venne anche festeggiato l'”Harry Stevens Hot Dog Day”.
  • Infine, c’è stato chi ha riferito l’etimologia ad un’altra traduzione della parola “dog” che, oltre a “cane”, in linguaggio colloquiale, intende anche “briglia”, “dente d’arresto”, riferendosi alla somiglianza che queste salsicce hanno con le briglie che, un tempo, servivano ai ferrovieri per bloccare le rotaie dei treni.

Non manca, infine, una interpretazione, decisamente interessante, secondo la quale i venditori ambulanti, gridando “Hot Hog” (“maiale caldo”) avrebbero finito per diventare, loro malgrado, coniatori di questo termine, forse mal compreso dalla folla o dai turisti.

La ricetta originale americana degli Hot Dog

Gli Hot Dog rappresentano lo street food per eccellenza, la pietanza informale ideale da condividere con gli amici durante una festa o aggregati davanti alla Tv guardando eventi sportivi.

Prepararli in casa è semplicissimo anche se, qui in Italia, non è sempre facile reperire la tipologia di salsiccia giusta e bisogna virare su un wurstel gigante (che, quasi sempre, è fatto di carne bianca e non di maiale).

Hot Dog: ingredienti e preparazione

Gli ingredienti per preparare i famosi hot dog sono:

  • Panini morbidi e semidolci;
  • Wurstel giganti, possibilmente di maiale/Hot Dog americano;
  • Insalata;
  • Pomodori;
  • Cetriolini;
  • Cipolla;
  • Salse (Ketchup, Maionese, Senape, Mostarda, Crema Cheddar).

Pre-riscaldando una piastra, si possono rosolare i maxi-wurstel, fino alla comparsa delle caratteristiche striature orizzontali, e il pane, tagliato a metà, sia all’interno che all’esterno.

Nel frattempo, lavata per bene la verdura, si possono cominciare a tagliuzzare la cipolla (di lungo), i pomodori (a fette) e l’insalata, eliminando le parti dure e poco gradevoli al palato. Per gli appassionati dei sapori originali si può anche scegliere una variante con crauti, da inserire nel panino una volta cotti (per accorciare i tempi si può ricorrere alle proposte già pronte o semi-pronte del mercato).

A questo punto c’è chi preferisce spalmare le salse all’interno del panino, prima di farcirlo e servirlo, e chi, invece, mette a disposizione degli ospiti una pietanza esteticamente più carina ed intuitivamente legata ai vari gusti disponibili, cospargendo la parte “aperta” del panino a zig-zag con le varie salse, in maniera alternata, in modo da creare un pattern globale accattivante e da facilitare la scelta ai presenti.

Bibite fresche, tovagliolini in abbondanza e il successo è assicurato!

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